22.04.2015

BRASILE, BRASILE E ANCORA BRASILE…

22.04.2015

BRASILE, BRASILE E ANCORA BRASILE…

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(In quest’immagine uno dei fattori più interessanti è sicuramente il controluce. Se ne parla molto ed è in grado di dare una poetica speciale allo scatto, trovo sia una scelta molto interessante ma non è facile gestirla. E’ necessario calibrare la luce nell’obiettivo facendo attenzione che non sovrasti sul soggetto, tutto sta nell’angolo in cui si decide di far entrare la luce e in un buon equilibrio tra otturatore e diaframma.)

Salvador de Bahia, terra di conquistatori, navigatori, schiavi, sangue e colori. Salvador de Bahia, terra ammaliante, terra di grande fervore religioso.

Un sole generoso riflette sulla grande baia, donando alla città una luce ineguagliabile. Bastano pochi giorni per cadere nel vortice travolgente di questa città.

Qualora mi venisse chiesto, paragonerei Salvador ad un grosso ragno dalle vivaci striature e dalla peluria cangiante, che si avvicina, incombente, alla vittima immobilizzata tra le maglie viscose della sua ragnatela.

Il suo sguardo è ipnotico, il suo incedere tradisce un’antica sacralità. Qualsiasi tradizione qui, qualsiasi folclore possiede una matrice religiosa. Gran parte della popolazione è di pelle nera. È questo il cuore del Candomble, antico culto animista portato sin qui in eredità dagli schiavi africani deportati dalla loro madre terra per lavorare le piantagioni di canna da zucchero, di tabacco e di cacao. Camminando tra le strade della città coglierete un interessante sincretismo culturale e soprattutto religioso che ha permesso la fusione dei santi cristiani con quelli del Candomble, i cosiddetti Orixas, figure protettrici e intermediarie tra il popolo e le forze della natura. Chiaramente ciò che salta maggiormente all’occhio del visitatore sono le grandi chiese in stile barocco-portoghese del Pelourinho, il quadrato storico della città che ospita sui suoi lati la Igreja Matriz con la sua pomposa sacristia, e la Igreja di San Francisco con il suo chiostro interamente coperto da preziosi azulejos, oggi purtroppo in pessimo stato di conservazione. A parte il nucleo storico del Pelourinho, in qualsiasi angolo della città indirizzerete il vostro sguardo, coglierete sempre la facciata di una chiesa che svetta presuntuosa tra i disordinati edifici cittadini. La più impressionante è la Igreja di Senhor de Bomfin, eretta su di un colle isolato, così da essere vista chiaramente anche da lontano. Anche qui lo stile barocco è imperante, ma ciò che chiama l’attenzione è la sua sacristia, le cui volte sono totalmente coperte da braccia e gambe di cera penzolanti. Sono grazie chieste al Signore di Bomfin dai suoi innumerevoli fedeli. Un impatto visivo notevole, un fervore religioso potente.

Da qui basta poi scendere verso la baia, nella zona di Rio Vermelho per incontrare la casa di Yemanja, divinità del Candomble, protettrice dei pescatori.

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Lei che con una candida veste bianca e azzurra ( con evidente richiamo alla vergine Maria ) arrivò proprio dal mare per benedire e proteggere le genti di Salvador. E se per caso vi trovaste a passare di qui il 2 febbraio, incontrerete una folla di fedeli impressionante che si riversa per le strade della città fino al mare, per accompagnare la processione di barche e pescatori che riportano in mare la dea venuta dagli abissi.

Oltre ai culti ci sono anche i mercati popolari di San Joaquin e Modelo, che descrivono la vita ed i ritmi degli abitanti di questa città dai mille odori e colori, così come la grande zona suburbana racconta di una Salvador povera e popolare che sopravvive non senza sofferenza al ruggito urbano di una Metropoli boccheggiante.

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Lontani anni luce fisicamente e soprattutto mentalmente i quartieri residenziali di Graça e Pituba.

C’è poi un luogo, che sembra stare in disparte e che sembra non curarsi delle follie di questa città, quello è Montserrat, che durante la settimana traspira una quiete beata, indifferente al traffico impazzito del centro. Qui angoli di spiaggia e porticcioli dimenticati dall’incuria dell’uomo e del tempo regalano una sensazione di benessere inaspettato.

Salvador, certo, offre ad ogni angolo, il bello ed il brutto di un mondo reale, senza mai cadere nell’ovvio.

Le possibilità ed i modi di vivere Salvador sono molti, e certo si può anche provare a fuggire dal suo potere ammaliante.

Dalla sua Rodoviaria ( la stazione centrale ) si può andare in qualsiasi direzione:le possibilità sono varie e tutto dipende dai propri gusti e sentimenti, ma c’è un luogo ancora vergine ed inesplorato dove potrete conoscere la vera BAHIA ed al contempo la sua natura generosa. Il suo nome è curioso e la sua storia interessante. Stiamo parlando di Santiago do Iguape, piccolissimo paesino di duemila persone che non ha niente più di una grande pazza circolare sulla quale si svolge la vita tranquilla della comunità. Appena arrivati qui, con un autobus da Cachoeira, Salvador vi sembrerà solo un incubo oppure un sogno lontano nella notte dell’infanzia. Durante la lunga siesta pomeridiana, che si protrae almeno fino alle 17, sarà difficile incontrare un’anima pia che vi sappia dare informazioni. L’unica speranza sarà allora da riporre nelle simpatiche vecchine che cicaleggiano sotto l’ombra di uno dei grandi alberi della piazza.

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(Nella fotografia, soprattutto quella di reportage e di ritratto, oltre alla tecnica, la cosa fondamentale è il RAPPORTO che il fotografo instaura con il soggetto. L’obiettivo fotografico non è cosa da poco ed è necessario trovare il modo di farlo sentire il meno possibile a chi ci si trova di fronte. Personalmente, credo che questa sia una delle cose più difficili da apprendere nell’arte della fotografia perchè non esistono regole precise di comportamento, tutto sta alla sensibilità di chi scatta, un buon esercizio è mettersi nei panni del soggetto e farsi scattare da un altro fotografo.)

E quando vi chiederete cosa mai siete venuti a fare sin li, forse, con un po di fortuna, verrete avvistati e quindi rintracciati dal proprietario dell’unica Pousada della “città” ( Pousada Tio Pellet ), un certo Kevin, facilmente riconoscibile per essere l’unico bianco con le lentiggini, dalla pelle nivea e dagli occhi azzurri della comunità. Lui vi accoglierà con garbo, vi racconterà la storia dei suoi genitori, entrambi francesi, che arrivarono in Brasile con un veliero, e vi inviterà, dopo avervi mostrato la camera, ben ordinata e profumata, ad andare a vedere il tramonto sulle rive del fiume che bagna il minuscolo villaggio. Una volta arrivati in prossimità delle acque, magari proprio in occasione del “Por du Sol” (tramonto in portoghese) l’istinto sarà di ammirare, oltre alla piccola statua di Yemanja, le acque calme del fiume ed i riflessi pittoreschi del cielo, e la sagoma di rudimentali canoe in legno; ma se proverete a girare il vostro sguardo verso la direzione da cui siete venuti, una grande emozione vi coglierà: la bianca facciata imponente e silenziosa di una chiesa, la più antica dello Stato, vi avvolgerà con la sua ombra crescente.

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(Quando si tratta di scattare edifici imponenti sia da un punto di vista architettonico, sia a livello di importanza storica, la scelta dell’inquadratura diventa fondamentale. Nel caso di quest’immagine, ho scelto un’inquadratura dal basso verso l’alto in modo tale da dare più importanza al soggetto piuttosto che al contesto in cui si trova.)

Proprio come una cattedrale nel deserto, il suo alone leggendario vi impressionerà ed allora vi chiederete immediatamente il perché di un simile fasto nel bel mezzo di un paesaggio agreste ed isolato. La risposta è scritta nelle pietre di quella grandiosa costruzione: le acque sottostanti appartengono al Rio Paraguaçu, lo stesso fiume che da Salvador conduce al cosiddetto Recôncavo Baiano, ovvero la regione interna adibita dai portoghesi a coltivazioni di canna da zucchero e tabacco. Su quelle acque passarono perciò migliaia di schiavi che da Cachoeira, venivano smistati in tutta la regione per assolvere alle impietose richieste di raccolta. I carichi di materie prima, una volta raggiunto il porto di Salvador, giungevano nei mercati di tutta Europa.

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Ecco che quindi i centri che si affacciavano su quelle acque, come Santiago do Iguape avevano una chiara importanza strategica.

Navigare quelle acque significa comprendere anche l’importanza strategica di quella regione. Kevin, il proprietario della famosa Pousada Tio Pellet, sempre lui, si prenderà cura personalmente di portarvi alla scoperta del grande fiume, addirittura su di una canoa in legno, che si muove solo a remi. Un mondo nascosto vi si mostrerà nella sua originalità. Vi spingerete tra le fitte mangrovie, attraccando, marea permettendo, in una delle piccole spiaggette che vi condurranno nel cuore di una foresta rigogliosa, dove potrete incontrare, sempre in compagnia di Kevin, i quilombolas, ovvero gli abitanti dei Quilombos, comunità rurali discendenti dagli schiavi fuggiti un tempo dalle piantagioni di canna da zucchero o tabacco. Sarà perciò un occasione per conoscere le dinamiche storiche di una regione, per secoli teatro di soprusi e sfruttamenti. Oggi quelle comunità vivono in maniera semplice e tranquilla dei frutti della terra e del fiume, la cui storia potrebbe essere raccontata a visitatori e viaggiatori, che come voi sono giunti sin li con molti punti interrogativi, ma che alla fine se andranno soddisfatti di aver fatto una bellissima esperienza, tra storia e Natura.

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(Qui si parla di semplicità e di uno stile di vita umile, senza grandi pretese. Allora il mio punto di vista diventa frontale, ponendo il soggetto esattamente al centro dell’immagine, in maniera diretta e al tempo stesso, semplice. E’ importante calibrare luci, ombre e in questo caso, creare armonia tra i tanti colori presenti nell’immagine, tutti diversi, ma tutti di tonalità pastello.)

Testo di Rocco D’Alessadro
Foto di Giulia Magnaguagno
(www.giuliamagg.com)

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Rocco e Giulia, italiani, trentenni. Nella vita archeologo e fotografa. Insieme hanno creato Vitamina Project, un progetto che si propone di divulgare una filosofia di viaggio eco-sostenibile e low-budget, sempre attenta alle diversità dei popoli e delle culture.
Vitamina Project racconta di un lungo viaggio attraverso tutta l’America Latina: da Buenos Aires a Los Angeles senza mai prendere aerei. Un percorso antropologico e sociale che servirà a raccogliere materiale fotografico e scritto, fondamentale per la stesura dei prossimi volumi GUIDA VITAMINA, la prima guida-diario per viaggiatori.

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