26.04.2017

Universo Cambogia, alla scoperta dell’insolito

written by:
Rocco e Giulia | Vitamina Project

26.04.2017

Universo Cambogia, alla scoperta dell’insolito

La Cambogia, uno degli stati più poveri e meno sviluppati del Sud-Est Asiatico, nonostante l’eco di un glorioso passato risuoni tra le maglie fitte della Storia.
La Cambogia, un paese ricco di contraddizioni e di acqua, se pensiamo che gran parte del suo territorio è un’immensa palude pianeggiante attraversata da migliaia di affluenti e fiumi, il più poderoso dei quali chiaramente è il Mekong. Una volta, o meglio fino a pochi decenni fa, per muoversi all’interno del paese bisognava procedere praticamente sempre via acqua.

Canon 5d Mark II / 14mm / ISO 500

Ricordo perfettamente questo momento, eravamo in uno dei luoghi più poveri e particolari allo stesso tempo: un vero e proprio villaggio galleggiante che a seconda delle maree si spostava riadattandosi al contesto. Nulla era ancorato, tutto si muoveva leggermente, noi stavamo su una piccola barca, decido di montare l’ottica più larga in modo tale da non escludere il contesto,mantengo al centro del mio fotogramma il soggetto puntando su di lui il fuoco ma non rinuncio alla sensazione di movimento e a quel meraviglioso moto ondulatorio, abbasso di tempi di esposizione e così lo riesco a riportare nel mio scatto.

Noi, in realtà, speravamo di trovare un retaggio di quella vita, di risalire il leggendario Mekong su vecchi postali, almeno in parte. Invece, niente, tutto è cambiato, anche la Cambogia si è modernizzata, così che per viaggiare oggi basta prendere uno di quegli strani bussetti pubblici, che proprio comodi non sono, ma che di certo assicurano ai popolani una maggior celerità negli spostamenti.
Noi, la Cambogia, l’abbiamo girata in lungo e in largo e di certo non abbiamo tratto conforto dai mezzi pubblici, eppure tramite loro siamo giunti dovunque, persino nelle remote province orientali, dove ancora vivono gli elefanti e dove ancora resistono gli ultimi villaggi tribali.

La Cambogia è un paese strano ed è diviso praticamente in due “emisferi”, uno orientale ed uno occidentale: l’occidente turistico e industrializzato, comprende la capitale Phenom Pen, il grande lago Tonle Sap, le cui rive sono popolate da pittoreschi villaggi galleggianti, la tanto nota quanto turistica Siem Reap, città satellite del grandioso complesso archeologico di Angkor, ed il sud, ovvero l’unico tratto di costa e di mare di “proprietà” cambogiana.

Canon 5d Mark II  / 14mm / ISO 320

Prima di partire per questo viaggio in Cambogia ho pensato fosse bene fare una scelta fotografica ben precisa, in fin dei conti stavo partendo per un mese, il viaggio non si prospettava né comodo, né poco stancante e, troppo peso equivaleva a un viaggio insostenibile. Mi sarei concessa solo due lenti: fisse, luminose e utili a ciò che avrei voluto scattare. Scegliere bene il materiale tecnico concedendosi pochi pezzi ma utili, secondo me è il primo passo per partire concentrati e nell’ottica di un vero e proprio progetto fotografico.

Si trovano qui alcune tra le isole più selvagge del Golfo di Thailandia, come Koh Rong Samloem, oltre a lunghe e belle spiagge di sabbia bianca, che attirano ogni anno sempre più turisti. Il centro turistico più importante del sud è certamente Sianhoukville, che porta il nome dell’eccentrico e controverso sovrano Sianhouk, protagonista delle vicende politiche degli ultimi 40 anni del XX secolo.
Infine come dimenticarsi di Kampot e Kep, sempre nel sud, dove la nobiltà francese, ai tempi del Protettorato (conclusosi nel 1953), aveva posto le basi delle loro residenze estive, per evadere dal traffico assordante della Capitale. Si apprezza qui ciò che resta del glorioso passato coloniale francese in Cambogia, certamente una delle zone più belle e verdi di tutto il Paese, dove ad ordinate risaie si alternano splendide piantagioni di pepper, dove si produce il pregiato pepe rosso di Kampot, spezia rinomata in tutto il mondo.

Ad un occidente “moderno”, si contrappone poi l’emisfero orientale, il lontano est, meno servito e più selvaggio, dove predominano fitte foreste e picchi montuosi. Sono le province di Ratanakiri e Mondolkiri, luoghi remoti ed esclusi dal turismo classico. Chi viene qui è perché ama l’avventura, il contatto diretto con la natura e la storia tradizionale delle etnie più trascurate. Nei pressi di Sen Monorom, nella regione del Mondolkiri, abbiamo esplorato foreste vergini ed incontrato i Khmer di Montagna, che vivono fermi nel tempo di un presente statico e rassicurante, gente devota allo spirito della giungla, e a quello del riso, gente che pratica ancora il sacrificio rituale del bufalo in occasione di eventi particolari, come può esserlo un matrimonio.
Noi abbiamo assistito allo svolgersi di una cerimonia ancestrale, presieduta dai saggi del villaggio che vanno in trance di fronte al tronco dell’albero maestro e che mangiano la carne cruda del bufalo sacrificato, il tutto al ritmo assordante di una musica da reiv. Una situazione tanto anomala quanto affascinante, che trascina il viaggiatore in una dimensione quasi inverosimile. L’elemento tribale prevale sulla ragione, e le forze della natura travolgono i sensi dei presenti.

Canon 5d Mark II  / 24mm / ISO 1200 – F9,0

Durante il nostro peregrinare cambogiano ci siamo ritrovati nel bel mezzo di una cerimonia tribale in occasione del matrimonio di due giovani del villaggio, non potevo essere più felice! Quando ci si trova a scattare foto di “reportage”, è importante essere pronti, veloci e molto concentrati su ciò che sta accadendo. La mia intenzione era di raccontare le persone e perciò fare dei ritratti che le descrivessero; il momento che stavano vivendo era qualcosa di molto importante nella loro tradizione ed io avevo l’occasione di farne parte. In macchina monto il 24mm, un’ottica secondo me ottima per questo tipo di esigenza ma, allo stesso tempo, non facile perchè implica una particolare “vicinanza” tra te e il soggetto e quindi delicatezza e discrezione da parte di chi scatta. Non si tratta più di aspetti tecnici ma personali, caratteriali e di comportamento che vanno tenuti in seria considerazione altrimenti si rischia di perdere la spontaneità e la naturalezza oltre che risultare scomodi e “impiccioni” rovinando il momento.

Risalendo, poi, verso nord, quasi al confine con il Vietnam, raggiungiamo la provincia di Ratanakiri, il cui capoluogo è Ban Lung, sconclusionato centro commerciale, dove convergono tutti i traffici delle campagne circostanti. Qui il mercato è qualcosa di terribilmente vivo, pieno di odori forti, e di cibi strani, frutti esotici e dalle forme mai viste. L’igiene non è un parametro considerato, ed è questo un carattere generale di tutta la Cambogia; cosi che dovunque si vada, capita di incontrare “ristoranti” talmente sporchi da sembrare topaie, dove quasi mai le latrine sono separate dalla cucina.
Ma nonostante ciò, la Cambogia è un paese vivo, vissuto da gente placida, remissiva ed ospitale.
E come non esserlo, dato il terribile passato che ha riguardato tutto il paese tra il 1975 e il 1979, quando la follia dilagante di Pol Pot e della sua “Organizzazione” portò allo sterminio di ben 3 milioni di cambogiani, realizzando quello che è considerato uno dei fratricidi più feroci della storia moderna. Una follia, che la gente di oggi fa ancora fatica a comprendere ed accettare, piuttosto prevale un senso di totale apatia, inevitabile dopo tanto orrore.
In Cambogia, gran parte della popolazione è analfabeta, ed un’altra parte non ha accesso ai servizi minimi, come le fogne e l’elettricità, eppure internet si trova sempre, per la gioia dei back packer.

Un capitolo a parte merita la religione.
Prevale il Buddismo, che solo in alcune zone si accavalla con l’induismo, così che è piuttosto facile scorgere i bonzi, ovvero quegli omini in tunica arancione che battono il paese in lungo e in largo alla ricerca di elemosina ed offerte. Sono il corrispettivo dei nostri monaci e dovunque godono di fama e rispetto, essendo considerati il riflesso terreno di Buddha. La mattina lasciano la Pagoda dove vivono e si mischiano tra la gente, per dispensare preghiere e benedizioni in cambio di cibo e acqua. Sono dei personaggi curiosi che si mimetizzano perfettamente nel pittoresco paesaggio cambogiano, dominato da risaie, palme e pagode. Un mondo incantato che ancora si preserva dalla piaga delle mode occidantali, eccetto nelle città, dove tutto aspira al moderno. Aspirazione inevitabile, quanto vana proiezione di un lontano futuro, almeno per ora, giacché ciò che prevale è il caos urbano e urbanistico, dove lo smog ha sostituito quasi totalmente l’aria pura delle campagne.

Ma a parte questo quadro apocalittico, viaggiare in Cambogia è oggi una delle esperienze più belle che si possano fare, giacchè stiamo parlando di uno dei pochi paesi originali, rimasti nel sudest asiatico. Un’avventura che vale molto di più di un hotel a 5 stelle o di un ristorante di lusso, così che per ovviare a queste “lacune” potrete sempre provare un piatto di ragni o una manciata di locuste 😉

Canon 5d Mark II  / 24mm / ISO 1000 – F9,0

Qui siamo Phnom Phen, la capitale della Cambogia e come tutte le grandi capitali, è sovrappopolata, caratterizzata da grandi differenze sociali e da un traffico davvero impressionante. In oriente soprattutto macchine e motorini sembrano muoversi secondo regole tutte loro lasciando incredulo lo straniero che si chiede come riescano a non cadere o fare a incidenti in tutto quel caos…un po’ come accade nella nostra bella Napoli 😉
Qui la mia intenzione era di cogliere il movimento e il contrasto tra la staticità dei cartelloni con i volti dei “potenti” cambogiani sullo sfondo e il caos frenetico della popolazione. Monto il 24mm, tengo il diaframma ad un’apertura media e abbasso i tempi di esposizione. Il diaframma caratterizzerà il contrasto e i tempi più bassi mi danno la possibilità di catturare il movimento. Mantengo gli ISO abbastanza alti per permettermi di aumentare la sensibilità alla luce e compensare con diaframma ed esposizione.

Testo di Rocco D’Alessadro
Foto di Giulia Magnaguagno

 

Rocco e Giulia | Vitamina Project

Rocco e Giulia, classe 1984.
Rocco nella vita è archeologo, accompagnatore turistico e travel blogger mentre Giulia lavora come fotografa professionista e videomaker ormai da parecchi anni.
Insieme hanno creato Vitamina Project, un progetto che si propone di divulgare una filosofia di viaggio eco-sostenibile e di dare assistenza e servizi a tutti coloro che desiderano imparare a viaggiare in maniera autentica e attenta alle diversità dei popoli e delle culture.

Vitamina Project racconta di un lungo viaggio tra i paesi del sud del mondo. Un percorso antropologico e sociale che serve a raccogliere materiale fotografico e scritto, fondamentale per la stesura dei volumi GUIDA VITAMINA, la prima guida-diario per viaggiatori.

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