26.07.2017

ATTRAVERSANDO LA COLOMBIA DA SUD A NORD

written by:
Rocco e Giulia | Vitamina Project

26.07.2017

ATTRAVERSANDO LA COLOMBIA DA SUD A NORD

Arrivammo in Colombia da sud, dall’Ecuador, ed una volta sistemate le burocrazie doganali, la prima meraviglia era già pronta a darci il benvenuto: ad Ippiales, a pochi chilometri dalla frontiera, è infatti possibile visitare il suggestivo santuario di Las Lajas, una chiesa, o meglio una cattedrale, in veste policroma, incastonata tra i canyon e monti spettacolari. La sua eleganza impressiona il viaggiatore e rapisce lo spirito del fedele. Nè io, nè Giulia ci aspettavamo tanta grazia. La rotta era spianata, il viaggio poteva cominciare.

DETTAGLI FOTO:  Canon 5d Mark II  / 24mm / ISO 200 – F4

Questo è uno dei santuari più straordinari del mondo, è costruito in sospensione tra i pendii di due montagne e giusto al confine tra Ecuador e Colombia. Nascosto dalle montagne, giunge agli occhi come una sorpresa gradita e improvvisa, sembra non c’entrare nulla in quel contesto ma mantiene comunque un qualcosa di incredibilmente magico.

Inutile dirvi che ho dovuto camminare un sacco per scattare questa foto, cercavo la prospettiva più giusta per dare esattamente tutte le sensazioni che ho scritto prima perciò, cosa cercare per una foto di questo tipo? Una postazione che vi dia l’intera prospettiva del luogo perciò, sicuramente distante e che dia una visione ampia e completa, possibilmente che sia dall’alto e non alla stessa altezza del soggetto in modo tale che si riesca a dare la sensazione che il santuario sia “incastonato” tra le montagne e in questo caso, ho scelto una posizione angolare così da poter vederne anche la facciata.Come lente scelgo un 24mm che mi dà una prospettiva più ampia e mantiene sia di definizione, sia di luminosità grazie al fatto che è una lente fissa e quindi più definita e la luminosità data da f.2.8)

Il sud della Colombia, le valli fredde che arrivano fino ai 2000 metri dove tuttora vivono comunità indigene e conservatrici, il cosiddetto corridoio amazzonico che collega le Ande con la regione dell’amazzonia colombiana, la cultura sciamanica che dalla Valle del Sibundoy si percepisce intensa sino a Mocoa, i cercatori d’oro lungo i fiumi sempre in piena, cascate prorompenti e sconosciute, storie di cercatori d’oro, miniere di smeraldo, leggende che parlano di anaconde lunghe addirittura 30 metri, una società rurale e contadina, insomma un mondo tutto da scoprire.

Ciò che davvero ci colpì di questo primo assaggio fu proprio l’originalità di posti ancora vergini, che possiedono un’anima, l’anima della tradizione popolare e della cultura contadina. Paesaggi intensi, difficili, padroneggiati dall’Amazzonia che tutto avvolge, dalle piogge tropicali che per quasi tutto l’anno ricordano all’uomo che la Natura è indomabile. Qui si vive ancora in maniera semplice e con il minimo indispensabile. In nessuna famiglia certo manca la televisione, e nemmeno il cellulare, ma a parte tutto ciò, si conduce una vita umile, dedita a lavoro, duro, dei campi e all’allevamento del bestiame. Le poche città che si alternano ai tanti villaggi dispersi nella selva, sono caotiche e inquinate, ed esistono solo quali poli commerciali, dove il nucleo che riunisce tutti è il mercato. Altri mondi, mondi lontani dalle nostre aspettative, dove la gente è ospitale, gentile e comprensiva.

Da Mocoa, forte centro energetico nel cuore della selva, si può arrivare in poco più di cinque sei ore di bus popolare a San Augustin, dove si aprono le porte di un piccolo e riservato Paradiso.

Il paese di San Augustin, grazioso e ben curato, è abituato al turismo già da molti anni. Da qui, infatti, si può visitare a piedi il parco archeologico di San Augustin, ospitato tra dolci e verdi vallate coltivate prevalentemente a banani e a caffè. La vista in alcuni punti è mozzafiato e la natura la fa da padrone. Ma ciò che colpisce l’attenzione e, soprattutto, la fantasia del viaggiatore, sono le tombe a tumulo sparse un po in tutta la vallata, ognuna delle quali protetta da imponenti, a volte enormi, guardiani in pietra, custodi di una cultura ancora poco conosciuta, quella augustiniana, che prosperò tra il primo e l’ottavo secolo dopo Cristo.

Grandi commercianti e soprattutto grandi scultori, che ci hanno lasciato testimonianze artistiche di pregevole livello, che fanno di San Augustin il principale patrimonio archeologico del Paese.

Passare qui alcuni giorni è un’occasione per conciliare natura e cultura in un ambiente tranquillo, rilassato, e soprattutto molto economico.

Da San Augustin a Bogotà il salto è grande, è quasi un volo pindarico, purtroppo necessario per il proseguo del nostro viaggio; nel mezzo una breve sortita a Popayane, suggestiva città coloniale, peraltro sede di una delle più importanti università del Paese.

Bogotà invece è una città-mondo di quasi 15 milioni di abitanti, un centro cosmopolita e pieno di contrasti, che offre scorci notevoli, ma anche ritratti crudi e complessi. Da Montserrat, accanto alla gigantesca effige della Vergine Maria, potrete capire meglio, o forse no, l’estensione di questa enorme città.

Bogotà, città oscura, ermetica, fredda, non vi metterà certo a vostro agio, tutt’altro. Per amarla occorrerà molto tempo, o forse la scintilla non scoccherà mai. Tuttavia in pochi giorni può offrirvi vari spunti. Su tutti certamente il Museo dell’Oro e soprattutto il Museo Botero, dove sono contenute numerose opere dell’artista colombiano.

Gli ostelli invece sono concentrati tutti nella zona della Candelaria, un po decentrata rispetto al centro ufficiale, ma ben servita da metropolitana e bus di linea. È questa l’anima street della capitale, centro di ritrovo di giovani e pentolone culturale sempre in fermento dove sono concentrati teatri, biblioteche e alcune sedi universitarie.

Se il traffico della capitale vi risulta davvero insopportabile, potete fare una gita fuori porta per visitare la Cattedrale di Sale che, situata totalmente sottoterra, vi stupirà con le sue sculture in sale e con i suoi giochi di luce molto suggestivi. Un complesso di gallerie che fanno parte delle gigantesche miniere di salgemma.

Da Bogotà, per purificarvi i polmoni, potete andare verso ovest, per visitare la zona dell’Eje Cafetero, il cosiddetto triangolo del caffè, o meglio il cuore della cultura “cafetera” colombiana. Una zona molto verde, che con i suoi parchi di caffè, e con le sue fresche montagne e foreste di palme vi accoglierà nella più totale serenità e armonia con la natura. Si tratta di una area abbastanza estesa e ben organizzata a livello turistico che fa capo ad Armenia, il suo centro principale. Da qui partono tutti i collegamenti per le altre città, molto più piccole ed accoglienti. Su tutte Salento, dove vi vivono varie comunità di artisti e artigiani locali, e Finlandia, paesino altrettanto grazioso con una chiara veste coloniale. Dovunque andrete potrete gustare finalmente un buon caffè!

Dopo questa full-immersion di natura sarete carichi per proseguire il vostro viaggio.

DETTAGLI FOTO: Canon 5d Mark II / 24mm / ISO 200 – F22

Qui siamo nel cuore dell”Eje Cafetero” la zona della Colombia dedicata quasi esclusivamente alla coltivazione del caffè. A livello di luce mi trovavo in una posizione un po’ scomoda ed antipatica: la giornata non era delle migliori, il cielo era come un’immensa nube e perciò illuminava tutto con un certo “piattume” e  io avevo bisogno di contrasti sia nei colori, sia tra luci e ombre.

Come vi ho detto, il caffè è il protagonista di queste terre e per questo ho deciso di metterlo in primissimo piano lasciando intravvedere lo sfondo delle valli e del piccolo paesino di coltivatori di caffè sullo sfondo. Ma come avere più contrasto e allo stesso tempo poca profondità di campo per creare l’effetto sfuocato?

La profondità di campo si crea aprendo il diaframma ma, così facendo avrei perso i contrasti di cui avevo bisogno e tutto sarebbe risultato troppo omogeneo e piatto data la luce presente in quel momento, decido perciò di dare priorità ai contrasti, chiudo il diaframma a f 22, mantengo gli ISO a una sensibilità bassa e mi avvicino il più possibile al soggetto in primo piano fino al limite di messa a fuoco dell’obiettivo, in questo caso, il mio 24mm mi permette di mettere a fuoco da 25cm. 😉

La zona centrale del Paese, con i suoi canyon, le sue rapide e le belle cascate vi aspetta. Potete fare base a San Gill, piccolo ma vivace centro, che ospita tra le altre cose un mercato originale. Intorno a San Jill ci sono anche piccoli centri di chiara influenza coloniale, molto ben restaurati, come per esempio Barrichara, centro d’eccellenza per la lavorazione della pietra e conosciuto per l’inusuale abitudine dei suoi abitanti di mangiare formiche!

Da San Gill al Caribe, il tragitto è ancora lungo. Perciò potete fare una sosta nella città di Bucaramanga, una delle principali città della Colombia, nonché importante centro universitario, dove incontrerete un prezioso centro storico, molto ben conservato, e soprattutto, su uno dei colli che dominano la città, v’imbatterete in una delle più grandi statue dell’America Latina, quella del Cristo Re, addirittura 5 metri più alta del Cristo redentore di Rio de Janeiro.

La zona centrale è anche una zona arida, e molto calda, il territorio è sabbioso e a tratti roccioso, e se vi spingerete più a nord e più ad est, vi imbatterete in territori praticamente desertici. Il distretto della Guajira vi “accoglierà” con un clima torrido e con un paesaggio monotono e affascinante al contempo, caratterizzato da una vegetazione secca e primitiva; il suo capoluogo, RioAcha, è una città poco aggraziata, calda e molto ventilata, che si affaccia sull’oceano atlantico. Qui siamo molto vicini al Venezuela, e non vi sarà difficile incontrare lungo il cammino fuoristrada che contrabbandano carburante. Da RioAcha si può raggiungere in macchina Cabo de La Vela oppure in “taxi compartido” ( cioè condiviso con altri passeggeri, molto più economico dei taxi normali ) potete fare un salto a Uribia, la capitale indigena della Colombia. Qui vivono da sempre i Wayu, che rappresentano un’etnia le cui origini si perdono nel tempo; nella grande e moderna piazza centrale si riuniscono, in particolari occasioni, i rappresentanti delle numerose comunità indigene residenti tutt’oggi in Colombia. Per darvi un’idea, soltanto nella Sierra Nevada si contano tre gruppi predominanti ( i wiwa, gli ayhuanaco e i Kogi ) che con grande coerenza mantengono a distanza la minaccia dell’occidentalizzazione, proteggendo la loro comunità da eventuali intrusioni esterne!

DETTAGLI FOTO: Canon 5d Mark II / 24mm / ISO 200 – F2

Qui siamo a Uribia, la zona in assoluto più arida della Colombia e si trova molto vicina al confine con Venezuela. La terra è rossa, il sole batte a picco senza pietà, la vegetazione è secca e purtroppo scarseggia l’acqua non solo per le piante ma anche per la popolazione locale, è questa la problematica più grave che deve affrontare quest’area geografica. In luoghi così aridi, tra la polvere che si alza a causa del passaggio delle auto e la cappa che si crea dovuto al caldo e al sole cocente, a volte l’aria risulta molto densa,non solo al respiro ma anche agli occhi mostrandosi quasi come una sottile nebbiolina. In quest’immagine scelgo di cercare proprio questo, dare l’idea del caldo, del sole a picco e di quest’aria così densa, quasi irrespirabile. Cerco perciò un po’ di sovraesposizione ma senza esagerare, ciò che mi serve è riuscire a cogliere la nebbiolina e il raggio di sole che sta giusto allo zenit: apro il diaframma (f 2) e compenso con una velocità di scatto più elevata (1/640), il diaframma aperto mi permette di non avere troppa definizione e contrasto come se lo posizionassi a f11 e i tempi di otturazione mi consentono di non sforare sui bianchi.

Ma la vostra avventura nei territori settentrionali della Colombia non finisce certo qui.

Non potete lasciare il Paese senza aver visitato il Parco Nazionale del Tayrona.

Un’area totalmente protetta, raggiungibile dalla città di Santa Marta, che vi offre un pittoresco scorcio sul Caribe. Immersi in una vegetazione lussureggiante, sarete allietati da spiagge bianche e acque azzurre, ed alle vostre spalle dalle vette maestose della Sierra Nevada.

Il Parco del Tayrona abbraccia un’area molto estesa, e non basterebbe una settimana a visitarlo tutto. Ma per chi volesse conoscere meglio la sua generosa biodiversità è possibile accampare in aeree camping molto ben attrezzate o addirittura in lussuosi eco-lodge. Insomma ce n’è per tutti i gusti!

Non volendoci dilungare per non correre il rischio di annoiarvi, siamo costretti a chiudere, prima però concedeteci una piccola digressione, solo per concludere in bellezza.

Una volta lo scrittore colombiano e padre della patria Gabriel G. Marquez disse che la magia della Colombia vi si rivelerà nella schiuma del suo mare azzurro e nelle oscurità della sua selva. Naturalmente Gabriel parlava di una bellezza fuggevole, imprendibile di una terra che nella sua manifestazione più pura è spesso ostile; ma quando arriverete ai confini dei suoi territori e vi sederete sulle mura coloniali di Cartagena de Indias a scrutare l’orizzonte, forse riuscirete a cogliere il senso di quelle parole e quindi la malìa di un paese tanto bello quanto oscuro.

Noi da viaggiatori cercavamo un Paese ricco di cultura, natura, avventura e misteri e alla fine l’abbiamo trovato.

Testo di Rocco D’Alessadro
Foto di Giulia Magnaguagno

 

Rocco e Giulia | Vitamina Project

Rocco e Giulia, classe 1984.
Rocco nella vita è archeologo, accompagnatore turistico e travel blogger mentre Giulia lavora come fotografa professionista e videomaker ormai da parecchi anni.
Insieme hanno creato Vitamina Project, un progetto che si propone di divulgare una filosofia di viaggio eco-sostenibile e di dare assistenza e servizi a tutti coloro che desiderano imparare a viaggiare in maniera autentica e attenta alle diversità dei popoli e delle culture.

Vitamina Project racconta di un lungo viaggio tra i paesi del sud del mondo. Un percorso antropologico e sociale che serve a raccogliere materiale fotografico e scritto, fondamentale per la stesura dei volumi GUIDA VITAMINA, la prima guida-diario per viaggiatori.

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