02.01.2014

Una Storia fiorita

02.01.2014

Una Storia fiorita

Su i fiori si è già tanto detto, e scritto, e fotografato tanto. Sono senza dubbio modelli eccezionali. Hanno anime colorate e variopinte, la consistenza del velluto. Rapiscono la luce e te la restituiscono più preziosa, morbida, quasi sembra che la si possa toccare. La indossano come un abito elegante, ogni volta nuovo.
Mi incantavo a guardarne la varietà, come succede a molti immagino.
Avevo i miei preferiti, anche se è con i fiori di campo che ho stabilito un legame speciale.
Come spesso mi succede, la voglia di provare a fotografarli è nata per caso. Il “come” farlo è stata una lenta evoluzione nel tempo. Dall’alto in basso, non mi dicevano nulla. Se cercavo di coglierne le forme da troppo vicino, ne perdevo la grazia.
Perché non provare a fotografare i fiori come le persone, mi son detta allora. Magari di spalle, a figura intera, come colti nell’attimo di fare qualcosa. O meglio ancora, fermati nel momento stesso in cui sembrano intenti proprio a raccontare.
Li vedi lì, macchie di colore tra il verde dell’erba e l’azzurro del cielo, concentrati nello sforzo dello sbocciare. Oppure a capo chino, l’uno vicino all’altro, che si raccontano storie intime e segrete, che ridacchiano insieme al vento che gli passa vicino.
E così ho iniziato ad abbassare sempre di più il punto di vista, per mettermi di fronte a loro. Non volevo fotografarli sovrastandoli, squadrandoli dall’alto in basso, ma volevo cercare di guardarli “in viso”, altrimenti non mi avrebbero parlato di nulla, pensavo.
Andandoci così vicino e così in basso le loro forme mi sono parse sempre più complicate e affascinanti. Come questo piccolissimo fiore viola, che sembra quasi una molecola. Un accurato lavoro di equilibrio e audacia, nel tenere legate a se tutte le sue diramazioni, mi racconta la storia della sua piccola comunità.

E poi c’è lei, l’elegante rosa, a testa alta ad annusare il cielo di un autunno mite, quasi come se cercasse di cogliere le voci odorose delle sue compagne o una melodia lontana che solo lei può sentire.

Oppure le ultime e coraggiose margherite solitarie, che con i loro petali salutano il sole, al di sopra delle nuvole.

Avevo anche l’abitudine di tenere sulla scrivania una tazzina da caffè con i fiori che raccoglievo. Ogni tazzina aveva la sua personalissima storia. C’è stata la margherita solitaria, che cantava di notte con i piedi a mollo nell’acqua, i lisianthus serafici e candidi persi nelle loro meditazioni e la storia di questo gruppo di margherite, concentrate a navigare sulla loro barchetta blu diretta verso un unico spiraglio di sole.

La cosa speciale, che più mi colpiva, era come riuscivano quasi a trasformare la loro struttura in funzione della luce. Come questa campanella, che esposta in pieno sole sembra fatta quasi di vetro.

La loro storia, piano piano è diventata anche la mia. Una personalissima ricerca del modo migliore di esprimere la mia creatività. Non diversa, né migliore né peggiore delle altre, ma unica nel suo genere.
Proprio come ogni fiore, simile ai fratelli della sua specie, ma a suo modo differente.

Cinzia Bolognesi – graphic designer and illustrator

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