13.01.2014

L’Idea

13.01.2014

L’Idea

E la pazienza. Nulla che io abbia mai avuto, ma con la fotografia, superati velocemente i primi ostacoli, ha molto a che fare. Questo riguarda ovviamente la mia esperienza, non tanto nelle attese agli angoli di strada, cercando di catturare qualche volto o una bella scena in bianco e nero, quanto nella costruzione di ciò che compare in testa. L’idea e la sua realizzazione.

Purtroppo, seppur mi facciano domande del tipo “ma le tue idee, da dove vengono?”, non so rispondere come vorrei, rischio di generalizzare o di minimizzare tutto il processo creativo, che ad oggi, fortunatamente, non è completamente spiegabile con la sola logica.

Ma le idee, perché si presentano? Nel mio caso, (caso frequente direi!), compaiono immagini nella mia testa, probabilmente perché ho imparato quel tipo di linguaggio, col quale comunicare, proprio dentro quel processo creativo di cui sopra.

La parte che trovo più affascinante è il perché.
Crei, senza pensarci troppo, una scena, un ritratto, una storia. Che comprendi solamente dopo averla scattata. Far fluire tutte le emozioni, senza filtri, attraverso i propri riferimenti culturali (chiamati anche condizionamenti :), il proprio senso estetico e il bisogno di comunicare).

Anche così quindi può arrivare una fotografia, nel mio caso, sul ritratto, principalmente femminile. Sulla ricerca della ‘grazia’, sul focus sulle mani nell’atto di compiere un’azione. Sulla necessità di creare ripetutamente lo stesso concept, perché, come i grandi Maestri ci insegnano, è un’indagine.

La mia ricerca, dopo aver scelto (inconsapevolmente, per un buon periodo di tempo) di utilizzare la fotografia come forma espressiva, è partita da questa indagine, dall’essere umano e la sua armonia nel mondo.

Bloccare un’azione, più precisamente fermare l’attimo iniziale o l’attimo appena prima della conclusione della stessa è stato, qualche anno fa, la mia vera ossessione.

Un altro elemento importante è stato (e lo è tuttora) lo spazio in cui le forme si compongono, le forme della donna, come nella foto qui sotto, la testa inclinata, il braccio che copre il volto, l’angolo del gomito, il tentativo di equilibrio estetico del secondo braccio.

Tutti elementi che ho dovuto portare in primo piano, lasciandoli vivere senza altri elementi presenti, come la città, i suoi muri, i suoi lampioni, il rumore estetico delle vie urbane.

Fortunatamente, in quel periodo lavoravo molto vicino ad un ponte, dal quale potevo prendere e far prendere aria ai miei soggetti, spesso istintivamente coinvolti.

Infatti, la vera variabile, prima di scegliere se fare un ritratto era guardare fuori dalla finestra, in attesa che le nuvole si aprissero abbastanza da permettere alla luce di creare i volumi. Oppure attendere anche due ore, sulle colline di ottobre, in compagnia di persone molto pazienti, che le nuvole si aprissero.

“Eccolo è lui il Sole!” e via, di corsa verso la realizzazione di ciò che decantava magari per giorni, nella mia testa, quella cosa che chiamiamo idea.

Ho praticamente fotografato tutti i soggetti umani che ho avuto intorno, rimanendo impressionato da quanto ogni persona abbia il proprio modo di comunicare con il corpo.

Successivamente ho iniziato a scegliere, in base all’idea che avevo in mente, un determinato tipo di soggetti, per lo più femminili, proprio perché sono quelli che spesso conservano ‘la grazia’ di cui la mia fotografia si nutre, ancora oggi.

Guardando questi anni di ricerca, è affascinante osservare le foto di ieri e quelle di oggi e capire quanto ‘quell’idea’ che all’inizio ha determinato il mio percorso, si sia lentamente modificata nel tempo, portando il mio piccolo percorso fotografico verso il nuovo.

Simone Bramante // Brahmino
Storytelling, first.
Digital Creative Director / Photographer

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