03.01.2015

Lo street food di Bangkok

03.01.2015

Lo street food di Bangkok

Tre giorni a Bangkok non bastano per conoscere l’intera geografia dello street food di questa caotica città, ma sono sufficienti per rimodulare i concetti portanti che noi occidentali abbiamo del cibo da strada: se qui in Italia basta che qualcuno ci racconti che quel cibo è nato per strada per farcelo battezzare come street food, a Bangkok il cibo vive effettivamente tra i marciapiedi. Visibile nelle vie, agli incroci, all’interno dei mercati: qui il cibo è mobile, e con esso le persone.

Carne alla griglia

L’attività comincia dal mattino: il secondo giorno in città mi sono svegliata e sono andata in giro con la mia reflex e una borsa leggera, cercando una Chinatown verace e trovando un percorso fatto di mani operose, sorrisi gentili e odori di ogni tipo.
Mentre alle 7.30 io acquistavo delle crepes di farina di riso ripiene di mais, cosparse di cocco grattugiato e zucchero speziato, i miei vicini di tavolo mangiavano zuppe fumanti: tutto il cibo vive in un carrettino, attrezzato con un banco porta ingredienti, un fuoco, una griglia, e un banco dove si preparano le ricette. Qui dall’alba donne e uomini dispongono le verdure che taglieranno al momento per le zuppe, cuociono la carne che affetteranno con una mannaia: è tutto molto diretto, silenzioso, serrato.

La mia scelta è stata quella di cercare di far rientrare più materiale umano possibile nelle foto: qui a Bangkok, dove il legame tra mano, utensili, strada, tavolo è fortemente attraccato alle gambe e allo sguardo del cuoco / proprietario, ho voluto ritrarre le persone ogni volta che ho potuto.
Prima di tutto chiedendo sempre il permesso: sembra una sciocchezza, ma chi cucina nello stesso tempo serve, fa i conti, controlla che ci siano i tavoli da sgombrare. Se ritiene che una foto possa intralciare il suo lavoro, allora evito di scattarla: per questo chiedo prima, e ho sempre trovato sorrisi cortesi e una disponibilità pudica ma che sapeva anche di felicità. Nessuno ti guarda mai negli occhi, a meno che non siano bambini, e anzi si concentrano ancora di più in quello che fanno: girare gli spiedini di maiale, ad esempio.

Spiedini di maiale

Uno dei cibi più spettacolari assaggiati l’ho mangiato grazie a una coppia di Singapore, che mi ha adottato vedendomi persa nel menu: mi ha indicato cosa ordinare, e mi ha dato un piattino con un pezzo del pesce che gli era appena arrivato. Si trattava di un pesce tipo orata, cotto sulla griglia dopo essere stato farcito con lemongrass e altre erbe: il risultato era una carne succosissima e piacevolmente speziata. Qui ho voluto lasciare il cameriere in primo piano, scattando la foto impostando un tempo velocissimo che mi permettesse di essere rapida e lasciare nello scatto solo lui e il carretto e non le centinaia di persone di passaggio!

Pesce grigliato

Quando il menu non c’è – e capita spesso – rimane da affidarsi al senso estetico: si sceglie il cibo per colore e possibile consistenza, e lo si indica a mano, visto che molti non parlano inglese. È quello che è successo a Chinatown, quando ho scattato questa foto: mi sono messa esattamente di fronte a lei, e l’ho lasciata al centro della foto, riprendendo tutto il backstage di piatti da lavare e contenitori di plastica. Per mostrare la strada, bisogna essere onesti: avrei potuto inquadrarla dall’alto insieme alle porzioni di cibo colorato, ma ho preferito non mentire.

Vaschette di cibo

A Bangkok lo street food è noodles, è zuppa, è carne grigliata ed è tantissimo pesce, fresco, inodore, e spesso già condito con peperoncino o salse: per entrambe le foto seguenti ho aperto il diaframma e impostato manualmente la messa a fuoco, spostandomi lateralmente rispetto ai soggetti per riprendere i loro gesti e cercando di cogliere il flusso di persone da una parte e la concentrazione religiosa dall’altra. Soprattutto nelle foto della ragazza col mestolo ho sfruttato il tip più vecchio del mondo nel settore food: mani in primo piano, cibo subito in secondo piano.
Cicale con peperoncino

Chinatown

Le ultime due foto le ho rubate, perché temevo di distogliere il ragazzo e il vecchio dalle loro attività. Il primo lavava i piatti come si fa qui nelle strade di Bangkok: in vasche per strada, portando i piatti in grosse bacinelle e sciacquandoli in maniera non troppo approfondita – sì, l’igiene lascia a desiderare, ma io non sono mai stata male. Il vecchio stava controllando delle foglie, sotto lo sguardo vigile di un’oca arrostita. In entrambe la prospettiva ingloba altri soggetti, vivi o plasticosi: potevo fare un crop avvicinandomi di più, ma volevo lasciare il soggetto al centro di un’attività in corso. E allora ho posizionato il primo a sinistra nella composizione e l’altro al centro, lasciando che la strada scorresse.
Poi ho continuato a rincorrere il cibo, ma questa è un’altra storia.

Lavaggio piatti

Vecchio con oca

Mariachiara Montera

Mariachiara Montera si occupa di Digital Pr, organizza eventi, è una foodwriter e una foodblogger.
Nata a Salerno, ha vissuto a Bologna, Milano e ora ha casa a Torino,  dove fanno il gelato più buono d’Italia.
Dopo aver lavorato nell’editoria e nella comunicazione per anni, a marzo 2013 è diventata freelance, dedicandosi al 100% a ciò che ama: il cibo, e le persone che ne fanno parte.

Sito: mariachiaramontera.it
Blog: www.thechefisonthetable.it
Twitter e instagram: @maricler

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