14.04.2015

Raccontare una storia con i props

14.04.2015

Raccontare una storia con i props

Una volta mi chiesero: qual è la tua parte preferita del fare blog? Scrivere, cucinare o fotografare. Ci pensai un attimo e poi risposi che non potevo scegliere, perché ognuno dei tre aspetti serviva per un proposito più alto, raccontare una storia.
Lo storytelling, oggi parola così in voga, non è altro che coinvolgere il lettore con una storia. Questa è una delle attività umane più antiche e radicate, fin da quando i primi uomini si riunivano attorno al fuoco a raccontarsi una storia: c’erano le parole, c’erano le immagini sulle pareti delle caverne, c’era molto probabilmente anche del cibo vero, cotto su quel fuoco attorno al quale si riunivano.

Ecco perché oggi ogni parte di un post su un blog o di un articolo racconta una storia. Se questa non è la sede per parlare di parole, food writing e sviluppo di una ricetta, lo è certamente per cercare di cogliere quegli elementi essenziali che in una foto servono a raccontare una storia.
In una foto di cibo, oltre a luce, inquadratura e composizione, giocano un ruolo fondamentale i props, croce e delizia di ogni foodblogger.
I props sono piattini, posate, piatti e ciotole, vassoi, canovacci, tovaglie, scampoli, taglieri, sfondi, caffettiere, zuccheriere, alzatine ma anche vasi, fiori, sedie, vecchie tavole segnaste dal tempo, lastre di marmo bianco e teglie arrugginite.
Ogni elemento che aggiungiamo nella foto intorno all’eroe, che è il cibo, contribuirà alla storia che vogliamo raccontare. La sua presenza o la sua assenza hanno un significato.
Prendiamo un quattro quarti alle mele, una torta di per sé versatile, semplice, casalinga. A quante storie può partecipare? A seconda dei props che scegliamo le due fette di quattro quarti alle mele possono raccontare storie diverse, impersonare mood differenti.

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L’assenza di props, il concentrarsi sul quattro quarti ha di per sé un significato. Non aggiungiamo distrazioni, l’attenzione è tutta per i granelli di zucchero alla vaniglia in superficie, per la luce che tocca languidamente le fette di torta appena tagliate, per la loro consistenza soffice. La storia è del tutto focalizzata sul dolce, magari è un percorso di analisi degli ingredienti utilizzati, o forse un approfondimento della ricetta nella sua versione italiana di torta pesata, francese di quatre quarts e inglese di pound cake.

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La stessa torta può invece far parte di una storia rustica, sulla torta pesata come ricetta contadina. Lo sfondo ha più peso nella foto, è una tavola segnata dall’usura del tempo. Le posate sono vecchio stile, hanno perso il loro splendore e sono segnate dalla ruggine. Le briciole sporcano l’inquadratura, non sono sciatteria, sono presenza reale su un tavolo della torta, qualcuno ha mangiato una fetta e ha lasciato un segno. Il canovaccio è grezzo, da cucina, appoggiato in maniera studiatamente casuale. Il piatto ha visto giorni migliori, ma è classico nella sua foggia.

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Qui siamo invece in un contesto più classico, da coffee break pomeridiano. Il tavolo, sempre in legno, è però più pulito e trattato, pur segnato dal tempo. Il piatto, la forchetta e la tazzina di caffè raccontano di classicità, ha quasi un tono inglese. La zuccheriera in peltro risveglia ricordi di anni passati, di tè a casa con la nonna. La torta, se ci fate caso, è esattamente la stessa, ma ha già un sapore diverso, anche se niente è cambiato nei suoi ingredienti.

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La scena cambia di nuovo. Qui si gioca con il vintage in versione moderna, un gusto molto americano, la cannuccia a righe e una mason jar per bicchiere, tanto bianco, sia nel piatto che nella tovaglia e nello scampolo di cheese cloth drappeggiato. La zuccheriera è vintage, ma appartiene di nuovo al gusto contemporaneo di tante foto che vogliono richiamare anni andati, con un aggancio però alla modernità. La torta, ancora una volta, non cambia. ma qui si sente una musica diversa aleggiare nell’aria.

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Qui la scena si sposta ancora. Interno giorno, prime ore, una colazione a letto per due, una coperta di lana bianca e un cuscino, un vassoio per portare qualche bicchiere, una fetta di torta e un po’ di caffè. La torta non è cambiata, ma chi lo direbbe mai?

E poi, che torta era alla fine? una torta di mele, che ha cambiato sapore, consistenza e profumo in ogni inquadratura, andando a modificare il suo carattere a seconda dei props usati.

Giulia Scarpaleggia

Giulia Scarpaleggia, insegnante di corsi di cucina toscana per turisti, food blogger, food writer e food photographer toscana, 33 anni, di Colle Val d’Elsa (Siena).
Ho aperto il mio blog nel febbraio 2009. A Gennaio 2012 ho iniziato a lavorare a tempo pieno come food blogger e insegnante di corsi di cucina.
A dicembre 2012 è uscito il mio libro I love Toscana, Food Editore, in Italiano e in Inglese.
A settembre 2013 ho vinto il Macchianera Food Award come miglior foodblogger italiana.
A settembre 2014 è uscito il mio secondo libro Cucina da chef con ingredienti low cost, BUR.
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