12.01.2016

L’uso dei layers nella food photography

12.01.2016

L’uso dei layers nella food photography

apertura

Possiamo girarci intorno quanto vogliamo ma una cosa è certa: nel food e nel travel le fotografie sono importanti, specie se si vuole comunicare al lettore un senso di vicinanza e appartenenza. Spesso contenuti interessanti vengono sminuiti dalla presenza di foto non accattivanti, che sembrano scattate velocemente e che non comunicano niente.

Esistono diversi modi per fare food photography e uno tra i più importanti, e visivamente interessante, è quello che fa uso dei livelli, i layers.

Non si tratta di andare a ritoccare la foto per creare dei livelli diversi usando il colore e il gioco di luci/ombre (cosa possibile in determinati contesti e situazioni) quanto di creare una composizione stratificata che guida l’occhio verso l’elemento principale della scena.

I cosiddetti soggetti secondari delle foto sono rappresentati da tutti quegli elementi che utilizziamo per raccontare una ricetta, un piatto, una situazione e che vengono posizionati nella foto in modo che definiscano tre livelli narrativi visivi:

– foreground;

– middleground;

– background.

Immaginate uno spazio fotografico diviso in tre zone per comprendere appieno come funziona la composizione basata sui livelli. Solitamente il main subject della nostra foto di cibo è posizionato nel cosidetto “middleground” ed è letteralmente circondato da elementi posizionati a loro volta nel “foreground” e nel “background”.

Nella foto sotto, per esempio, l’occhio può non avere nessuna cognizione di causa relativamente ai livelli e alla composizione ma sicuramente percepisce la tridimensionalità dell’immagine e la sua profondità di campo, quella che gli permette di mettere in risalto l’elemento fondamentale. I soggetti secondari sembrano solo degli accessori sulla scena ma definiscono sia lo spazio di lavoro che il campo percettivo di chi guarda dando al soggetto primario un risalto che non avrebbe se la foto fosse stata scattata senza tener conto dei livelli

La foto così come viene vista dall’occhio umano

Gastrologik

La foto così come è stata composta, con i tre livelli di lavoro:

Gastrologik

A che scopo utilizziamo i livelli o layer nella food photograhy? Sostanzialmente per dare profondità di campo alla nostra immagine, per creare tridimensionalità e fare in modo che l’elemento principale spicchi su tutti gli altri e, risaltando, racconti sé stesso.

Immaginate cosa sarebbe successo se la foto che vedete di seguito fosse stata scattata dall’alto: pochi dettagli, poca rilevanza al soggetto stesso e, soprattutto, decisamente meno appetibilità. Se stiamo leggendo un articolo e vediamo una foto come questa sicuramente ci verrà voglia di uscire di casa, andare al primo ristorante e ordinare una piatto di costolette di maiale o, ancora meglio, di prepararle a casa per ottenere lo stesso effetto.

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Non è necessario utilizzare chissà quali elementi secondari nella food photography; a volte bastano pochi dettagli che rimandino semanticamente all’immagine principale per scattare una foto che gli inglesi definirebbero “appealing” e che, grazie anche all’utilizzo di buone luci (naturali e non) e di settaggi appositi, contribuisce a rendere un contenuto ricco di senso.

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Ricordate sempre che, oggi più che mai, il lettore vuole leggere una storia e la foto è in grado di fare la differenza, trasmettere emozioni e, spesso, dire molto di più di quanto un testo di 1000 parole riesce a fare.

Testo di Veruska Anconitano
Foto di Giuseppe Milo

La Cuochina Sopraffina è il blog di cucina e viaggi culinari di Veruska Anconitano. Nella vita io mi occupo di marketing e comunicazione e lavoro a stretto contatto con Giuseppe, il fotografo che si occupa delle foto e anche della parte tecnica del sito (e che è anche mio marito e partner lavorativo!). Difficilmente ci trovate nello stesso posto perché prendere un aereo, per noi, è come lavarci i denti la mattina. Insieme viaggiamo alla scoperta del mondo con l’attrezzatura fotografica e la forchetta sempre pronta. 

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