Kaye ford for Manfrotto

19.04.2018

Mettere qualcuno a proprio agio davanti all’obiettivo

written by:
Kaye Ford

19.04.2018

Mettere qualcuno a proprio agio davanti all’obiettivo

Kaye Ford per conto di Manfrotto

Gran parte del mio lavoro è costituita da ritratti. Che si tratti di foto scattate durante degli eventi o semplicemente faccia a faccia con il soggetto, i ritratti rappresentano la mia specialità e gli scatti che riesco a realizzare in modo professionale. I ritratti sono piacevoli da realizzare, possono costituire un ottimo modo per sperimentare ed è possibile anche scattarli facilmente in concettuale e surreale. Ovviamente scattare un buon ritratto richiede la conoscenza della luce (sia naturale che artificiale), della propria fotocamera e fondamenti di fotografia (ad esempio di composizione), ma lo sapete che secondo me circa il 75% della riuscita di un ritratto in realtà consiste nel mettere il soggetto a proprio agio davanti a voi e alla fotocamera dietro la quale nascondete il vostro volto?

I ritratti possono essere intimi. Rappresentano un momento tra voi e un’altra persona. Questo tipo di intimità può spaventare numerose persone e farle sentire molto in imbarazzo e consapevoli di sé stesse. Qualsiasi sensazione di disagio o di autoconsapevolezza può essere visibile all’interno del vostro ritratto. Che si tratti del linguaggio del corpo, di una minuta espressione del volto o di qualcosa che trapela dai loro occhi, qualsiasi sentimento di imbarazzo da loro avvertito sarà chiaramente visibile nel ritratto penalizzandone l’intera riuscita. Noi fotografi dobbiamo sapere come mettere il nostro soggetto sufficientemente a suo agio affinché si rilassi e poi si lasci andare davanti alla nostra fotocamera in modo da consentirci di immortalare il momento perfetto. Inoltre, dobbiamo essere socievoli, soprattutto se il nostro lavoro si svolge nell’ambito della ritrattistica e consiste nel fotografare altre persone. Dopo tutto la fotografia rappresenta molto di più della semplice “pressione di un pulsante”. Non tutti sono nati per posare davanti all’obiettivo, istaurano immediatamente un rapporto positivo con la fotocamera e sanno come essere fotogenici o mostrare il loro lato migliore, ma è nostro compito comprendere questi aspetti per ogni soggetto che fotografiamo facendolo sentire nel contempo a proprio agio e infine facendolo divertire, altrimenti la macchina da presa lo intimorirà per tutta la vita!

Il modo più semplice per mettere una persona a suo agio davanti alla fotocamera consiste nel creare con lei un rapporto e un legame. Si tende a trascorrere solo l’intervallo di tempo determinato della sessione di scatto con le persone da fotografare, ma dedicate solo qualche minuto per scambiare con loro quattro chiacchiere e lasciate scorrere la conversazione. Scoprirete qualcosa di più sul loro conto e gli consentirete di rilassarsi attraverso l’arte della conversazione naturale. Spesso quando fotografo una persona per la prima volta trascorro alcuni minuti parlando con lei della sua giornata e cerco un modo per far scorrere la conversazione. Molte volte continuo a parlare mentre la sto fotografando, così comincia addirittura a dimenticare che la fotocamera è lì e questo la fa sentire come se si trovasse con qualcuno che già conosce. Oggigiorno i social media ci sono di aiuto, poiché il soggetto da fotografare può già parlare e istaurare un rapporto con voi prima di essere assunto e questo offre un’altra opportunità per rompere il ghiaccio. Se desidero sorrisi naturali nelle mie foto, allora spesso gli racconto una storia divertente che mi è capitata e poi scatto le varie reazioni all’aneddoto.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

Se vi trovate in uno studio fotografico, la cosa che potete fare è mettere la fotocamera su un treppiede e utilizzare un telecomando, in modo che la fotocamera non vi copra il volto e potrete continuare a conversare senza nasconderlo dietro di essa, consentendo così al soggetto di sentirsi meno in imbarazzo e trasformandovi in una persona, anziché nella macchina che state utilizzando. Posso affermare che il mio soggetto si trova ancora più a disagio all’interno dello studio fotografico (non è un ambiente familiare per alcune persone, quindi essere circondati dalle luci da studio può intimorire molto!). Spesso monto la fotocamera sul mio treppiede Manfrotto 190 con testa e poi utilizzo la mia fotocamera con Wi-Fi integrato e il mio telefono cellulare come telecomando affinché la mia faccia non rimanga fissa dietro la fotocamera e il mio soggetto possa vedere il mio volto e le mie espressioni.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

Dopo aver rotto un po’ il ghiaccio e averli aiutati a sistemarsi ovviamente si inizia a scattare, ma attenzione, noterete qualcosa nel linguaggio del corpo dei vostri soggetti indicante che ancora non sono a loro agio. Molte persone sono insicure di alcune parti del loro corpo e se si sentono a disagio a mostrarle e questo si rifletterà sicuramente nelle foto dalle quali otterrete un ritratto che trasuda di imbarazzo. È nostro compito allora risolvere il problema e trovare una soluzione. Quando fotografai una ragazza che si chiamava Chloe, potrei dire con certezza che fosse a disagio per la zona dello stomaco, poiché se lo teneva stretto come se volesse nasconderlo. Il modo in cui lo stringeva faceva apparire il suo volto così a disagio e in imbarazzo, ma non appena notai che nella sua borsa aveva un cappello, le chiesi di prenderlo e di tenerlo sopra la zona che le provocava tale insicurezza. Istantaneamente il suo viso nelle foto si illuminò, poiché la parte del suo corpo che non le piaceva non era più fisicamente visibile e nelle foto sembrava che si fosse appena tolta il cappello. Non tutti avranno un cappello a portata di mano, ma se qualcuno non ama una parte del proprio corpo spetta a noi trovare un modo per nasconderla a vantaggio dei nostri ritratti.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

Questo mi conduce alla successiva considerazione che alcune persone risultano molto meno a disagio guardando lontano dall’obiettivo che a fissarlo direttamente. Guardare l’obiettivo può apparire una situazione estremamente spaventosa e molto intensa, così se noto che il mio soggetto è a disagio nel farlo gli chiedo di girare leggermente la testa per mostrarmi il suo profilo migliore (ognuno ne ha uno dopo tutto). Questo diminuisce il contatto che si avverte con la fotocamera e aiuta alcuni a rilassarsi un po’ di più. Potrete chiedergli di guardare nuovamente l’obiettivo, ma data la leggera angolazione della testa non gli sembrerà di fissarlo intensamente e questo ridurrà il suo imbarazzo. Se lo desiderate, trattenetevi sui profili laterali completi e scattateli lentamente per variare un altro po’ l’angolazione della testa dopo un paio di scatti. Chiedetegli anche di cambiare la posizione degli occhi, dopo tutto alcuni dei migliori ritratti sono quelli in cui il soggetto appare come se stesse sognando ad occhi aperti guardando in lontananza.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

Se continua a guardare in basso ed è incerto sulla direzione verso la quale dovrebbe guardare o se ha chiuso gli occhi per il 90% degli scatti, fategli indossare gli occhiali da sole, del resto ognuno ne possiede un paio. Questi ultimi rappresentano un accessorio chic, poiché sono sempre di moda, e nasconderanno i suoi occhi, così non dovrà preoccuparsi della direzione verso la quale dovrebbe effettivamente dirigere lo sguardo. Francamente mi sono capitate così tante persone che pensavano di aver chiuso gli occhi per il 90% degli scatti e che si rodevano dentro a causa di tale timore, quando invece era il contrario. Alcune persone si preoccupano anche delle “borse sotto gli occhi”, così ancora una volta, gli occhiali da sole li aiutano a nascondere una parte del proprio corpo che le mette a disagio, come ho spiegato nel punto precedente. Gli occhiali da sole in un ritratto non sono però adatti a tutti, quindi non sentitevi in DOVERE di provarli.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

A seconda della lunghezza del ritratto che state realizzando, alcune persone non sapranno cosa fare con le mani e rideranno spesso per tale motivo, limitandosi a mettere una mano sull’anca. Mi piace realizzare molti ritratti che arrivano alla vita o alla coscia, questo normalmente dipende dall’abbigliamento. Ho un paio di consigli su quello che le persone possono fare se si sentono veramente in imbarazzo con le mani. NON DISDEGNO la classica mano nella tasca. Fa sentire immediatamente le persone più rilassate e disivolte e funziona sia per gli uomini che per le donne. Tasche dei jeans e/o delle giacche: basta far infilare al soggetto una o entrambe le mani in una tasca e immediatamente non dovrà più preoccuparsi di cosa fare con le mani e le braccia e potrà concentrarsi solo sui movimenti.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

L’abbigliamento è privo di tasche? Nessun problema. OGGETTI DI SCENA! Gli oggetti di scena possono essere qualsiasi cosa, da una tazza di caffè a un telefono cellulare, un paio di occhiali da sole tra le mani, un cappello, qualsiasi oggetto che aggiunga qualcosa al ritratto e al luogo in cui viene realizzato aiuterà subito il soggetto a rilassarsi e gli terrà le mani impegnate. Se il soggetto è seduto può addirittura appoggiare la testa tra le mani per avere qualcos’altro da fare con la mano e il braccio. In alternativa, anche giocare con i capelli rappresenta un altro ottimo modo per tenere occupate le mani e in tal caso considero quindi i capelli come un oggetto di scena. Non nascondo che MI PIACE impiegare il cibo come oggetto di scena e le persone sembrano veramente divertirsi di più al pensiero di poter mangiare qualcosa dopo.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

Vi ricordate quando dicevo che alcune persone non sanno cosa fare con le loro mani? Lo stesso vale per le gambe. Se sono in piedi, molte persone non sanno bene come mettersi o posizionare le gambe o i piedi e quindi si sentono di nuovo a disagio e pensano troppo agli scatti prima ancora di averne visto uno. Per qualche motivo farli sedere sembra eliminare molto di quel disagio, come se il soggetto potesse dimenticare di avere le gambe e le braccia e concentrarsi solo sul volto. È una cosa in meno di cui preoccuparsi nel grande schema di un ritratto e a seconda di come il soggetto si siede può conferirgli un’aria di eleganza o di spontaneità. Mi piace quando le ragazze si siedono come i ragazzi, assumono quell’atteggiamento menefreghista e incrociano le gambe dimenticandosene e concentrandosi maggiormente su quello che le loro braccia stanno facendo durante lo scatto. Anche il supporto su cui si siedono può diventare un significativo oggetto di scena. Uno sgabello è ideale in uno studio fotografico, ma non tanto per una location, se in una location trovate una panchina su cui il soggetto può sedersi e anche appoggiare le braccia, le braccia resteranno immobili e in questo modo dovrà quindi solo concentrarsi sull’espressione da assumere nelle foto. Meno dovrà preoccuparsi in termini di posizione del corpo e di posa, maggiore sarà il livello di rilassamento.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

A volte le persone non si sentono mai a proprio agio da sole davanti a una fotocamera. Questa condizione si raggiunge con il tempo e la pratica. Tuttavia un modo per facilitare loro il compito consiste nell’invitare un amico a unirsi a loro nelle foto. Questo significa che noi come fotografi verremo messi alla prova, perché seguiremo 2 (o più) persone, e io considero sempre le sfide come un divertimento, ma significa anche che i soggetti potranno divertirsi insieme e cercare di non prendere sul serio la sessione di ritratto. È anche possibile seguire una coppia o un gruppo in modo così dinamico che il soggetto potrebbe risultare anche migliore di quanto lo sarebbe se venisse semplicemente ritratto da solo. Trovandosi all’interno di un piccolo gruppo o con un caro amico, il soggetto potrà davvero dimenticare che è lì parlando con un’altra persona e divertendosi un po’, così voi potrete immortalare la loro interazione o quella tra lui e il gruppo. In questo modo si avvia l’acquisizione di un’interazione naturale, si ottengono le prospettive più pure e si inizia a immortalare qualcosa di più sincero e reale di un semplice ritratto, si comincia a ritrarre un legame.

Kaye Ford per conto di Manfrotto

L’ho già detto, ma gli OGGETTI DI SCENA sono utili. Possono non solo migliorare un ritratto, ma anche aiutare il soggetto a sentirsi molto più a suo agio, poiché gli offrono qualcosa da fare o gli consentono di recitare una sorta di parte e di fingere di essere qualcun altro. Se ha una tazza di caffè in mano potrà fingere di essere una dirigente che si affretta per raggiungere la sua prossima riunione, un mazzo di fiori può essere femminile e grazioso e potrà quindi nascondersi dietro il bouquet o guardare al di sopra di esso, gli occhiali da sole rendono immediatamente chic e alla moda, così si può fingere di essere Anna Wintour di Vogue America, le riviste e/o i libri consentono di mostrare una passione delle persone senza che sia palese dal volto e troppo evidente. Gli oggetti di scena possono anche consentire la rappresentazione di uno stile di vita in immagini che aiutano a raccontare un po’ più di una storia di una persona all’interno di una fotografia realistica e dare un senso della sua personalità. Offrite al soggetto un oggetto di scena reale e lo vedrete prendere vita davanti alla vostra fotocamera!

Come ho detto, penso che il 75% del nostro lavoro di fotografi consista nel far sentire il soggetto a suo agio davanti al 25% delle manovre tecniche che compiamo con la nostra fotocamera e dietro le quinte della foto. Questo 75% rappresenta la parte più importante e ci aiuta a ritrarre qualcuno fedelmente mostrando la sua personalità. Se non avviene correttamente, si finisce con l’ottenere qualcosa di inutilizzabile, che mostra imbarazzo e disagio. Nessuno desidera vendere a una famiglia un ritratto in cui appaiono completamente a disagio e in imbarazzo. Tutti desiderano acquistare quel ritratto in cui appaiono felici ed estremamente rilassati. Comprendere come far sentire qualcuno a proprio agio rende il lavoro molto più semplice.

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